Il Wifi libero ce la fa, ma il digital divide perde fondi

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Il Wifi libero ce la fa, ma il digital divide perde fondi

Il testo dell'emendamento incluso nel cosiddetto "Decreto del fare" che introduceva una sorta di liberalizzazione (molto) limitata del WiFi nei locali aperti al pubblico, sembra essere stato modificato all'ultimo minuto e privato, fortunatamente, di molti dei vincoli precedentemente previsti che, di fatto, avrebbero limitato di molto (per non dire annullato) la scopo di semplificazione e liberalizzazione della norma voluta dal Governo Letta.

Wifi Libero

Di fatto la Commissione Trasporti, Poste e telecomunicazioni, alla quale si deve l'emendamento tanto criticato, avrebbe rinunciato ad alcune eccezioni che, rimuovendo l'obbligatorietà della registrazione dei documenti d'identità, introducevano - a carico del fornitore di connessione - l'obbligo di creare un sistema di assegnazione di IP e di archiviazione dei log di connessione alquanto complesso.

Se la strada attualmente percorsa dovesse essere mantenuta (non dimentichiamoci la peculiare tendenza al dietrofront dei nostri legislatori), presto offrire connettività attraverso una qualsiasi attività commerciale o ricettiva dovrebbe essere possibile senza fronteggiare troppe pastoie burocratiche.

Il comma 1 dell'emendandamento, cioè quello che recita: "L'offerta di accesso alla rete internet al pubblico tramite tecnologia WIFI non richiede l'identificazione personale degli utilizzatori." non dovrebbe invece subire alcuna modifica in Commissione: sembra pertanto che il wifi libero vedrà presto la luce anche in Italia.

Molto meno favorevole per lo sviluppo di Internet in Italia, invece, la riduzione dei finanziamenti stanziati dal "Decreto Sviluppo" (dell'ex governo Monti) a favore del digital divide che passano da 150 a 130 milioni di euro: la decisione presa dalla Commissione dirotta, infatti, 20 milioni di euro dalla Rete alla TV per il finanziamento delle emittenti locali.

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