IBM forma programmatori Cobol

IBM forma programmatori Cobol

Tra gli effetti della pandemia di Coronavirus (COVID-19) che ha radicalmente cambiato il nostro modo di vivere vi è anche quello di riportare in auge un linguaggio di programmazione ormai considerato datato. Stiamo parlando di Cobol, soluzione per il coding oggi non molto conosciuta che soprattutto negli USA starebbe vivendo una seconda giovinezza.

Ma qual'è la correlazione ta COVID-19 e Cobol? Per rispondere a questa domanda partiamo dal fatto che nelle scorso ore un'azienda come IBM ha deciso di attivare dei corsi di formazione per i propri programmatori in modo che riescano a impratichirsi rapidamente dei segreti di questo linguaggio nato nel tecnologicamente lontanissimo 1959.

Per quanto possa sembrare strano, attualmente negli USA sono ancora attive diverse piattaforme utilizzate sia in ambito istituzionale che aziendale il cui core è stato realizzato in Cobol, tra queste ultime vi è anche il sistema attraverso cui il governo federale gestisce le liste di disoccupazione e attiva le misure per l'assistenza sociale a chi ha perso il lavoro.

Il diffondersi del contagio in tutto il territorio degli Stati Uniti e il conseguente lockdown hanno determinato un numero impressionante di licenziamenti a danno degli Americani e si stima che poco prima della fine della emergenza almeno un lavoratore su 5 perderà la propria occupazione. Per quanto sia sorprendente tale situazione dovrà essere gestita grazie a un'applicazione realizzata con un linguaggio che ha più di 60 anni.

Gli sviluppatori Cobol (per esteso Common Business-Oriented Language) sono al momento praticamente introvabili e molti hanno superato da tempo l'età della pensione, quelli attivi negli USA sarebbero soltanto alcune decine e quindi insufficienti per garantire l'implementazione e il funzionamento di un sistema deputato a gestire decine di milioni di richieste.

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