Google: come torneremo al lavoro

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Google: come torneremo al lavoro

Ad oggi Google occupa circa 123 mila impiegati, non sono stati comunicati licenziamenti e molti di essi sono stati dirottati in smart working durante il periodo di lockdown ormai in vigore da diverse settimane. Indipendentemente da quando inizierà la cosiddetta "Fase 2" riorganizzare il ritorno in sede di così tanti collaboratori non sarà facile.

Per questo motivo il CEO Sundar Pichai ha deciso di comunicare quella che sarà la strategia dell'azienda californiana per garantire il distanziamento sociale fino a quando sarà necessario e tutelare la salute della forza lavoro. Il progetto prevede di scaglionare quanto più possibile gli ingressi che, comunque, non avverranno nello stesso modo e nello stesso periodo per tutti.

Gli uffici della Silicon Valley rimarranno chiusi ancora per un po' di tempo, se tutto dovesse andare per il meglio essi riapriranno soltanto il I giugno, diverso il discorso per le sedi dell'Asia Pacifico dove alcuni lavoratori potranno riconquistare le proprie postazioni da subito. Maggiore sarà l'incidenza dei contagi in una determinata area più si continuerà ad adottare lo smart working.

Pichai ha sottolineato che Google cercherà di conciliare le esigenze di tutti, cosa non facile considerando i timori di chi preferirebbe continuare a stare a casa lontano dal Coronavirus (SARS-CoV-2), e vicino ai propri cari, così come il desiderio molto comune di ritornare ai ritmi di vita pre-COVID e al "contatto diretto" con i propri colleghi.

In ogni caso l'amministratore delegato di Big G ha invitato tutti a riflettere su come l'emergenza si sia trasformata in un'occasione per valorizzare nuove modalità di "lavoro agile", quindi è probabile che nel prossimo futuro Mountain View possa optare per un'adozione più massiccia dello smart working anche in codizioni di normalità.

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