La Cina investe sulla Blockchain

La Cina investe sulla Blockchain

Mentre in Italia si tenta di avviare con fatica il processo che (si spera) porterà alla Digital Transformation della Pubblica Amministrazione e alla necessaria semplificazione dei rapporti tra cittadini e istituzioni, i massimi vertici di Pechino pensano già a stimolare gli investimenti per lo sviluppo del futuro 6G e la diffusione delle DLT (Distributed Ledger Technology).

Accade così che nel corso dell'ultimo seminario di studi del Comitato Centrale il presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping abbia parlato apertamente della necessità di destinare grandi capitali per l'implementazione della Blockchain, un sistema di certificazione per la generazione di smart contracts che trova applicazione in svariati settori commerciali e industriali.

L'intenzione dovrebbe essere quella di sostenere amministrazioni e imprese in modo che possano utilizzare le tecnologie ditribuite nell'erogazione dei servizi pubblici, nella lotta alla contraffazione dei prodotti, nelle politiche di welfare, nella sicurezza alimentare, nella finanza e in tutti quei comparti che potrebbero essere migliorati e volocizzati dalla Blockchain.

Le affermazioni Xi Jinping dovrebbero rappresentare un campanello d'allarme per l'Europa, dove ci sia attende che le DLT contribuiranno a generare un giro d'affari pari a 4.9 miliardi di euro entro il 2023, perché una Cina in grado di dominare l'implementazione della Blockchain potrebbe essere anche la prima nazione a dettare le specifiche a cui, per forza di cose, gli altri mercati dovranno adattarsi.

Da alcuni anni la Cina sta investendo ingenti risorse nella convergenza tra infrastrutture di rete per le connessioni ultrabroadband, soluzioni per l'Intelligenza Artificiale, IoT ed elaborazione e analisi dei Big Data. Il rischio è che gli altri mercati, oggi particolarmente divisi, non riescano a creare la massa critica sufficiente per proporre delle alternative alle iniziative di Pechino.

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