Agenda Digitale: Italia ancora in ritardo

Agenda Digitale: Italia ancora in ritardo

Il DESI (Digital Economy and Society Index) è un indice che certifica il livello di digitalizzazione di un determinato Paese, sottolineandone traguardi e criticità tramite rilevazioni periodiche. L'ultimo aggiornamento del documento vede la Penisola in quintultima posizione in Europa, segno che il processo di Digital Transformation italiano richiederà ancora tempo per essere completato.

L'attuazione dell'Agenda Digitale nel Belpaese ha comunque consentito di conseguire alcuni risultati positivi, come per esempio l'attivazione del Fascicolo Sanitario Elettronico in tutte le regioni, la maggiore diffusione dell'ANPR (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente) e l'incremento dei pagamenti telematici verso la Pubblica Amministrazione tramite PagoPA.

A ciò si aggiunga un'adozione più elevata della SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), con oltre 5 milioni di attivazioni, e un'adesione di massa tutto sommato meno traumatica del previsto al regime di Fatturazione Elettronica che ha visto il sistema d'intercambio gestire 1.5 miliardi di documenti tra privati e 140 milioni tra privati e PA.

Rimane però il fatto che ad oggi l'Italia è ancora ventesima per quanto riguarda l'impegno nell'attuazione dell'Agenda Digitale e addirittura ventiquattresima tenendo conto dei risultati ottenuti. Meglio di noi farebbe anche l'Ungheria, mentre alle nostre spalle troviamo realtà come la Polonia, la Romania e la Bulgaria con economie nettamente meno strutturate.

A pesare per una volta non sarebbe soltanto la PA, il cui sforzo in favore della digitalizzazione è stato già evidenziato in precedenza, ma un tasso di adozione degli strumenti digitali ancora molto basso da parte delle aziende e dei cittadini. Fino ad ora sarebbe stato speso solo il 16% dei fondi europei messi a disposizione a fine 2018 per la Digital Transformation.

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